| Abstract of Dr.
Youssef Hayek
Effetti
della supplementazione con ω-3 PUFA in pazienti con sindrome di
Rett
Joussef Hayek 1, Cinzia Signorini 2, Silvia Leoncini 2,
Thierry Durand 3, Alessandra Pecorelli 2, Lucia Ciccoli 2,
Giuseppe Valacchi 4, Claudio De Felice 5
1 U.O.C. di Neuropsichiatria Infantile, Policlinico Le Scotte
Azienda Ospedaliera Universitaria Senese, Siena, Italia; 2
Dipartimento di Fisiopatologia, Medicina Sperimentale e Sanità
Pubblica, Università degli Studi di Siena, Siena, Italia,
3Institut des Biomolécules Max Mousseron (IBMM) - UMR 5247 CNRS –
UM I – UM II, Montpellier, France; 4 Dipartimento di Biologia
Evolutiva, Università degli Studi di Ferrara, Italia; 5 U.O.C. di
Terapia Intensiva Neonatale, Policlinico Le Scotte, (AOUS), Siena,
Italia
Sulla base di nostri precedenti studi in cui era osservata una
condizione di aumentato stress ossidativo e perossidazione
lipidica in pazienti con sindrome di Rett (RTT), abbiamo valutato
l'effetto della supplementazione con acidi grassi polinsaturi ω-3
(ω-3 PUFA) in pazienti in stadio precoce della malattia. Per il
presente studio abbiamo utilizzato ω-3 PUFA come olio di pesce
(Norwegian Fish Oil AS, Trondheim, Norway, Prodotto Numero
HO320-6; Distributore italiano: Transforma AS Italia. Forlimpopoli
(FC). Italia; Codice di registrazione ministeriale: 10 43863-Y).
Un totale di 20 pazienti con RTT in primo stadio sono state
randomizzate per la supplementazione orale con olio di pesce
contenente w-3 PUFA per 6 mesi (DHA: 72,9 ± 8,1 mg/kg al dì; EPA:
117,1 ± 13,1 mg/kg al dì; w-3 PUFAs totali: 246,0 ± 27,5 mg/kg al
dì) o nessun trattamento. Da questo studio emerge un miglioramento
clinico in particolare per quanto riguarda l'area motoria, la
comunicazione non verbale e la funzione respiratoria (outcomes
primari) insieme ad una diminuzione significativa dei livelli di
marker di stress ossidativo (outcomes secondari) nei pazienti
trattati con supplementazione di w-3 PUFA.
Il presente studio-pilota suggerisce, per la prima volta, che un
intervento “dietetico” per un periodo relativamente breve in una
malattia genetica quale la RTT in una fase precoce della sua
storia naturale è in grado di modificare “almeno parzialmente” Ia
biochimica e la clinica, in assenza di effetti collaterali.
Restano aperte tuttavia le domande sul dosaggio più appropriato,
durata del trattamento ed eventuale formulazione chimica e
comprensione del ruolo dei metaboliti secondari degli ω-3 PUFA.
Abstract of Dr. Claudio de Felice
PERCHÉ GLI ACIDI GRASSI POLINSATURI ω -3 NELLA SINDROME DI
RETT ?
Claudio De Felice 1, Cinzia Signorini 2, Silvia Leoncini 2,
Thierry Durand 3, Alessandra Pecorelli 2, Lucia Ciccoli 2,
Giuseppe Valacchi 4, Joussef Hayek 5
1 U.O.C. di Terapia Intensiva Neonatale, Policlinico Le Scotte,
Azienda Ospedaliera Universitaria Senese (AOUS), Siena, Italia; 2
Dipartimento di Fisiopatologia, Medicina Sperimentale e Sanità
Pubblica, Università degli Studi di Siena, Siena, Italia,
3Institut des Biomolécules Max Mousseron (IBMM) - UMR 5247 CNRS –
UM I – UM II, Montpellier, France; 4 Dipartimento di Biologia
Evolutiva, Università degli Studi di Ferrara, Italia; 5 U.O.C. di
Neuropsichiatria Infantile, Policlinico Le Scotte AOUS, Siena,
Italia
Gli acidi grassi polinsaturi w-3 (w-3 PUFA) sono antiossidanti
naturali con effetti multipli di interesse emergente in varie
patologie, comprese varie malattie neuropsichiatriche. Gli w-3
PUFA sono principalmente prodotti da alghe unicellulari e si
concentrano in varie specie ittiche, anche se esistono sorgenti
fitobiologiche. In particolare, l’acido Eicosapentanoico (EPA) e
l’acido Docosaesanoico (DHA) si trovano generalmente nel pesce,
olio di pesce e crostacei, mentre l’acido alfa-Linolenico (ALA) è
presente nelle noci e negli oli vegetali. È stato dimostrato che
l'attuale dieta occidentale è carente di w-3 PUFA (rapporto
w-6/w-3:15-20/1 invece del raccomandabile 1:1). Il meccanismo
d’azione degli w-3 PUFA è solo parzialmente conosciuto; è noto che
gli w-3 PUFA influenzano la struttura fisico-chimica delle
membrane cellulari e modulano l’espressione genica, agiscono sui
canali ionici e la biosintesi degli eicosanoidi. EPA e DHA sono
fra i principali w-3 PUFA che, oltre a modulare la produzione di
prostanoidi attivi e di leucotrieni, competono con l'acido
arachidonico (AA) nella conversione da parte degli enzimi del
citocromo P450 con formazione di metaboliti fisiologicamente
attivi. Gli w-3 PUFA sono candidati interessanti nella sindrome di
Rett (RTT) per (i) il loro ruolo emergente nella neuro-protezione
sia in ambito clinico che sperimentale (ii) la loro azione
antiossidante multipla e (iii) la sicurezza di uso in ambito
clinico con scarsi o assenti effetti collaterali riportati.
Nei nostri studi precedenti su pazienti con forma classica di RTT
in stadio avanzato (III-IV) avevamo osservato, dopo
supplementazione w-3 PUFA (formulazione come etil-esteri), un
miglioramento parziale che si rifletteva in una riduzione
significativa della gravità clinica. Se la nostra ipotesi, secondo
la quale meccanismi di stress ossidativo sono in grado di mediare
gli effetti della disfunzione MeCP2 nell'espressione del fenotipo
clinico, è plausibile che gli stessi meccanismi di stress
ossidativo precedano e accompagnino l'insorgenza della
sintomatologia clinica nella Rett. In assenza di uno screening
clinico in fase pre-sintomatica della RTT abbiamo pensato di
focalizzare lo studio degli effetti degli w-3 PUFA nel primo
stadio della malattia secondo il principio generale “The earlier
the better”.
Finora, per lo meno in Italia l'uso di questi integratori viene
rimborsato fuori nota 13 per la prevenzione secondaria nel
paziente con pregresso infarto miocardico, ipercolesterolemia
poligenica, dislipidemie familiari, iperlipidemie in insufficienza
renale cronica o indotte da farmaci. Se i dati del presente studio
pilota saranno confermati da trial randomizzati multicentrici
controllati è auspicabile che la sindrome di Rett possa diventare
un’indicazione specifica alla prescrizione degli w-3 PUFA,
rimborsabili dal SSN. |